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DOMODOSSOLA - 9-12-2023 -- Si calcola che i frontalieri del VCO, nel caso in cui da gennaio entrasse in vigore la tassa-contributo sulla Sanità, si troverebbero a versare ogni anno nelle casse dello stato italiano 24 milioni di euro (media di 3mila euro per 8mila frontalieri). L'imposta prevista dal governo Meloni riguarda i vecchi frontalieri, quelli assunti prima del luglio 2023, ovvero prima dell'entrata in vigore del nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera. Questi dovranno versare una percentuale della retribuzione netta compresa tra il 3 e il 6% - la scelta sta alle Regioni - come contributo da destinare alla Sanità delle aree di confine.
La questione è da settimane al centro delle preoccupazioni dei lavoratori frontalieri, ed anche se le varie forze politiche hanno assicurato un interessamento, al momento nulla di concreto è apparso all'orizzonte. È per questo che venerdì 15 dicembre, nella sala della ex Comunità montana a Domodossola alle 19,30 ci sarà un'assemblea convocata da sindacati italiani e svizzeri. I sindacalisti delineeranno la situazione attuale ed eventualmente si potranno decidere azioni di mobilitazione. Per i sindacati elvetici ci saranno Eduart Braka (Unia di Briga) ed i ticinese Giangiorgio Gargantini. per i sindacati italiani Pancrazio Raimondo (Uil frontalieri) e Gigi Bacchetta (Cgil Novara Vco). "Un grave errore, un intervento sgrammaticato che non è passato neppure da un tavolo di confronto - commenta Gigi Bacchetta -. É una scelta miope che non risolve i problemi della sanità". Lunga la lista delle motivazioni al no portata dal sindacato italiano all'assemblea: dalla deresponsabilizzazione del governo, che decidendo di affidare alle Regioni la percentuale da applicare finisce per creare delle disparità tra lavoratori di una regione e dell'altra, alla "colpevolizzazione" di questi lavoratori che già contribuiscono attraverso i ristorni. Ma per Bacchetta il grosso rischio è che tanti possano decidere di non trovare più conveniente affrontare i ritmi del frontalierato: "Davvero non si coglie il rischio che se questa è la strada che si intende intraprendere ogni occupato che dovesse ritenere non più conveniente andare in svizzera potrebbe diventare un disoccupato per il Vco? Cosa facciamo, passiamo da 5mila a 13mila disoccupati in un territorio dove le strategie occupazionali scarseggiano? E la Svizzera, che vede messa a rischio un terzo dell'occupazione del Canton Ticino?"