OSSOLA- 03-12-2023-- Ampia eco ha avuto, anche sui mass media nazionali ed esteri, la notizia dell’incidente ferroviario verificatosi la mattina dello scorso 22 novembre, quando il macchinista di un treno merci proveniente da Briga in Svizzera, a seguito della segnalazione di un'anomalia al sistema frenante si è lanciato dal convoglio in corsa, il quale è proseguito senza controllo indirizzato su di un binario morto dello scalo merci di Beura, fortunatamente senza fare vittime o danni a cose.
Ben diversamente andò invece, sulla stessa linea ferroviaria, nella serata dell’11 agosto 1939 quando il treno “misto” n. 4386 con equipaggio svizzero, sempre proveniente da Briga e dopo una regolare fermata a Iselle dove erano salite alcune Guardie di Finanza, ripartì per Varzo ma in questa stazione non fece tappa, in quanto per una rottura all’impianto frenante scese ad altissima velocità verso Domodossola.
Il convoglio era composto, oltre che dal locomotore, da un bagagliaio, da una vettura passeggeri e da quaranta vagoni carichi di carbone tedesco, il cui peso contribuì ad aumentarne la velocità in quel tratto di forte pendenza.
Nonostante l’eroico tentativo del capotreno di frenare manualmente alcuni vagoni e poi del capostazione domese – a cui era stato dato avviso telegrafico dell’accaduto – di instradare il treno su di un binario libero, all’altezza del cavalcavia prossimo all’attuale scalo Domo 1 alle 19.10 il locomotore deragliò rovesciandosi e facendo sbalzare il vagone passeggeri ad oltre dieci metri, mentre le vetture che seguivano si capovolsero, accartocciandosi in quella che venne definita “una montagna di rottami”.
Le cronache di allora dicono che “Uno spettacolo tragico si presentava nel groviglio di ferraglie e di macerie su cui si vedevano chiazze di sangue e resti macabri e da cui la sollecita opera di salvataggio vigilata da tutte le Autorità prontamente accorse, toglieva le vittime che ammontavano a sei, mentre i feriti venivano sollecitamente trasportati sull’autoambulanza della Croce Rossa all’Ospedale …”.
Nel disastro ferroviario morirono il capotreno Rodolfo Grieb, il macchinista Edoardo Gaillard, l’aiuto macchinista Enrico Erb, tutti svizzeri, il frenatore Arturo De Rosa, il brigadiere della Finanza Giusto Garuti ed un passeggero, Giovanni Aspesi di Gallarate, mentre riportò gravissime ferite il ferroviere federale Armando Zibetta e diversi furono i ricoverati al “San Biagio”, affidati alle cure del primario prof. Ettore Tibaldi.
I solenni funerali delle vittime del disastro ferroviario si tennero a Domodossola il 13 agosto, alla presenza della popolazione, di autorità civili, militari e religiose e dei rappresentanti delle ferrovie svizzere, con il corteo partito dalla camera ardente allestita nel salone della Casa del Fascio e che raggiunse la Collegiata dove le esequie vennero officiate dall’Arciprete don Luigi Pellanda.
Ottantaquattro anni dopo, la memoria di quella tragedia è affidata solo ai vecchi giornali che sulle loro pagine hanno fermato l’accaduto.


