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pizzo castello fabbri vista

PIEDIMULERA- 19-06-2022--Al Pizzo Castello eravamo già saliti più volte, anche da questo versante sud, ma avevamo proseguito verso la Colma di Castiglione e La Via del Pane. Oggi la discesa è verso Villadossola, sempre su sentieri ben noti quasi a tutti. Siamo su uno dei percorsi più panoramici della Valle dell’Ossola.

GITA N. 79 O 24 Pizzo Castello

APRILE 2022

Dislivello: 1103 m – discesa 1336 m. Tempo: 5 h 10’. Sviluppo: 11 km. 

Caffè a Piedimulera. Si sale a Cimamulera e si posteggia in località Madonna, 550. La giornata è stupenda. In qualità di coach oggi applico lo schema 2-1-1-5 (due badanti, un medico di turno, un rianimatore, 5 dipendenti INPS). Dal parcheggio si sale subito, prima su strada e poi su ripido sentiero ben segnato. A occidente la Est del Rosa, imbiancata di recente, domina subito la scena, sebbene tutto intorno a noi sia bellissimo. Passiamo dall’Alpe Sarcera, 886, e dall’Alpe Ceresole, 953. Dopo poco più di un’ora e un quarto siamo ai bellissimi pianori dell’Alpe Propiano, 1134.

E’ obbligatoria una pausa di pura contemplazione. Siamo su una dorsale soleggiata fra Ossola e Anzasca. Oltre ai monti innevati di Anzasca ed Antrona, lo sguardo scorre da nord a sud sul Verbano Cusio Ossola. Un giretto in altalena per i più giovani e, dopo il tratto pianeggiante, una leggera salita porta a Propiano Sopra, 1200 circa, ai piedi della Testa del Frate, 1258. In circa mezz’ora raggiungiamo l’Alpe Castello, 1320, classico punto di ristoro prima del duro tratto finale.

Ieri una telefonata quasi allarmata di un ex alpinista acciaccato, oggi presente, mi aveva preannunciato montagne di neve su ripidi pendii sia a sud che a nord della vetta. E dire che dal basso si vedeva un paesaggio estivo. In effetti saliamo nel ripido bosco, ginocchia in bocca, incontrando, quasi in vetta, nevai da dieci centimetri per dieci, spessi qualche millimetro. Potete immaginare la sfilza di battute molto ironiche che richiamano chiodi da ghiaccio, piccozze con due c (vedi Zingarelli) e ramponi a dodici punte.

Qualcuno lamenta la scarsa tenuta delle ghette e qualcun’altro il numero insufficiente di corde e imbragature.  In quaranta minuti di faticosa ma allegra salita eccoci in vetta al Pizzo Castello, 1607, dove il panorama è veramente incredibile, fino ai laghi. Scendiamo diretti ad ovest verso la Colma di Castiglione e, dopo pochi minuti, invertiamo la rotta a nord est per raggiungere, in tre quarti d’ora, il Rifugio dell’Alpe San Giacomo dedicato al dottor Giovanni Rondolini, 1324.

In questo tratto, esposto a nord ovest, troviamo effettivamente qualche centimetro di neve che serve soltanto ad alzare il livello delle nostre burle infantili. Sui due comodi tavoli esterni di sasso ripristiniamo le energie al caldo sole di fine aprile. Puntiamo poi su Villadossola, passando dall’Alpe Baldana, 1215, dall’Alpe Vancone, 988, incrociando la strada asfaltata e raggiungendo l’Alpe Corticcio, 784. Fino a qui il sentiero evidente è anche pulito.

Da qui in giù gli alberi abbattuti e le foglie la fanno da padroni, ma conosciamo molto bene il territorio e ci avvaliamo anche della tecnologia, recuperando rapidamente l’evidente sentiero. Dopo due ore, passando da Villa Lena, siamo in centro a Villadossola. Recuperiamo le auto a Cimamulera e torniamo dagli amici appiedati che ci hanno atteso pazientemente per le ultime battute sull’eccesso di neve, di fronte a una birra fresca.

 Gianpaolo Fabbri

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