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fabbri gruppo gita marona

VOGOGNA- 10-04-2022-- Seppure a bassa quota, l’Alpe Marona richiede una certa fatica per essere raggiunta dal fondovalle senza ausilio di auto, ma offre un panorama degno di un’alta vetta, con il Monte Rosa in primo piano. Guardando da Vogogna verso l’alto, non diresti che lì esista questo angolo di paradiso.

GITA N. 69 O 24 Alpe Marona

FEBBRAIO 2022

Dislivello: 675 m. Tempo: 3 h. Sviluppo: 6,7 km.

La nostra badante titolare oggi è aiutata da un’altra forte signora ad accudire sette anziani ritirati dal lavoro. Fra loro un esordiente ed un ex maestro di sci taroccato, oltre al medico di turno. Giornata bella e mite, ormai una regola preoccupante per il nord ovest. Parcheggiamo nell’ampio piazzale di fronte a Barone Sport, quota 215. Passeggiamo per Vogogna come un gruppo di turisti d’oltralpe fino al ponte sul Rio delle Chiese, aldilà del quale iniziamo a salire fra le mura del Castello Visconteo, alla nostra destra, e il rio. Poco sopra torniamo sulla destra orografica e percorriamo la bella e ripida mulattiera che ci porta a Genestredo, frazione alta di Vogogna, 362.

Notiamo subito un bellissimo lavatoio con doppia vasca, per lavaggio e risciacquo. Breve pausa. Oggi non c’è agonismo. Vogliamo approfittare il più possibile della nostra enciclopedia ambulante, l’ex professore che di questi luoghi e della loro storia sa proprio tutto.

Dal piazzale dove termina la strada che sale da Dresio, appena sopra l’Oratorio di San Martino, la percorriamo verso nord ovest per qualche centinaio di metri. In prossimità di Tacota, dove c’è una bella casa in sasso, individuiamo il bivio (segno bianco e rosso) per il sentiero sulla destra, a tratti molto ripido, che entra nel bosco e passa fra maestosi muri a secco. In alcuni punti anneghiamo nelle foglie.

 In un tratto pianeggiante incrociamo un sentierino che sale a destra, ma noi proseguiamo diritti. Dopo due stretti tornanti ed una cappella votiva a quota 450 c’è un altra breve salita e poi scendiamo ad attraversare il Rio Dresio, asciutto, in corrispondenza di una briglia. Camminiamo da tre quarti d’ora. Sul versante di destra orografica la mulattiera abbastanza evidente s’inerpica decisamente con tornanti nel bosco.

Qui troviamo muri a secco mastodontici, di cui uno ancora in piedi, e, più in alto, delle baite sommerse dai rovi. All’interno di una di queste e all’esterno ci sono ancora attrezzi da lavoro e macchinari della ex cava sovrastante. Poco sopra quota 800 incontriamo un alpeggio e, dopo un’ora dal Rio Dresio, siamo all’Alpe Marona, 880.

E’ quasi incredibile sbucare da un terreno impervio e piuttosto brutto, in tutti i sensi, in questo angolo di paradiso pulito, ordinato e con un panorama superbo, nonostante la bassa quota. Si spazia sull’intera Ossola con il Monte Rosa in tutta la sua maestosità. Lunga pausa contemplativa e chiacchierata con i proprietari di una bella baita.

Proprio dietro le baite più alte, in prossimità della fontana, scende un bel sentiero, a tratti molto ripido, più in basso perfettamente lastricato in piode. Incrociamo più volte una strada sterrata e passiamo dall’Alpe Sasso, dove manco per pochi minuti l’incontro con un amico che non vedo da anni.

Sbuchiamo sulla strada asfaltata che sale da Dresio e ci portiamo sulla Statale. C’è ancora il tempo per la visita al mascherone celtico su una vecchia fontana. L’originale di questo importante reperto verrà esposto nel Castello di Vogogna. Dopo poco più di un’ora dall’Alpe Marona siamo al parcheggio. Chiudiamo la giornata in bellezza a Premosello con le gambe a riposare sotto il tavolo, mentre le mascelle lavorano.

Gianpaolo Fabbri

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