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4chiacchiere

 

Un nuovo podcast arricchisce la nostra app NEWS24, è intitolato "4 chiacchiere" ed è a cura di Maria Elena Gandolfi, cofondatrice dei nostri giornali che da alcuni anni si è dedicata ad altri aspetti della comunicazione.

Delle varie interviste già pubblicate sul podcast vi riportiamo uan parziale trascrizione di quella all''ingegnere aerospaziale Andrea Accomazzo, che racconta le sue imprese, dalla sonda Rosetta alla nuova missione BepiColombo direzione Mercurio

Andrea Accomazzo, il genio ossolano delle missioni aerospaziali, scienziato dell’anno nel 2014, il pilota che ha fatto atterrare la sonda Rosetta su una meteora, ci aggiorna - in una lunga intervista di cui riportiamo un estratto- sulla sua nuova missione in direzione Mercurio con la sonda BepiColombo, così chiamata in onore dello scienziato Giuseppe (Bepi) Colombo che con i suoi studi rivoluzionò la ricerca spaziale.

Accomazzo, originario di Masera in Val D’Ossola, dopo la laurea in ingegneria aeronautica e i primi passi in Fiat Avio ha poi proseguito la sua carriera iniziando a lavorare nel 1997 sulla missione Rosetta a cui ha dedicato i successivi venti anni, fino al 2014, quando è finalmente riuscito a far atterrare la sonda sulla meteora. Al momento sta lavorando ad un progetto verso Giove che dovrebbe partire il prossimo anno e alla missione Bepi Colombo che dovrebbe atterrare su Mercurio nel 2025.

D. Rosetta è stata lanciata per comprendere meglio l'origine del sistema solare, quali sono stati i risultati del suo lungo volo?

R. Rosetta ha collezionato una mole di dati che richiederà agli studiosi dieci, quindici, forse vent’anni per essere processati completamente. Io ovviamente non sono uno scienziato che si occupa della parte scientifica della missione, però sono al corrente di alcuni dati già ricavati che sono davvero interessanti. Ad esempio si sono resi conto che queste comete, che noi pensavamo essere i rimasugli della formazione del sistema solare, probabilmente invece c’erano già prima della sua formazione, quindi gli elementi che troviamo sulla cometa non sono quello che rimane, i resti della formazione del sistema solare, bensì sono elementi che hanno contribuito alla sua formazione.

Ad esempio hanno trovato ossigeno molecolare, che nello spazio è molto raro e non potrebbe sopravvivere alle temperature di formazione del Sole - che si ipotizzano ovviamente - , quindi sono convinti che questo ossigeno sia stato intrappolato nella cometa prima della formazione del sistema solare. Lo stesso discorso vale per degli aminoacidi che sono stati recuperati. Gli aminoacidi sono i mattoni delle proteine che sono i mattoni della vita. In pratica, dallo studio dei dati e dei reperti della missione Rosetta, gli scienziati hanno scoperto due elementi che sono fondamentali per la vita, ingredienti della vita: l'ossigeno molecolare e gli aminoacidi e sono stati trovati all'interno del nucleo della cometa che sappiamo essere lì da prima della formazione del sistema solare. Questo ci dice che sono due ingredienti che non sono specifici del nostro sistema solare ma sono universali, quindi l'ipotesi è che possa esserci vita anche altrove. Ovviamente sono tutte speculazioni, teorie, non c’è una prova... però sono dati molto, molto importanti.

D. Com’è la strada per Mercurio?

R. Nonostante sia vicino, la strada per Mercurio è un po’ più articolata a causa della sua posizione rispetto al Sole. Abbiamo fatto rallentare il satellite rispetto all’orbita della Terra intorno al Sole e Bepicolombo ha incominciato una caduta controllata verso Mercurio, ma il cambio energetico che serve per passare dall’orbita della Terra a quella di Mercurio è enorme. Abbiamo bisogno di molta energia per frenare. Questa frenata viene fatta eseguendo dei passaggi in prossimità di altri pianeti, Venere, Terra e lo stesso Mercurio. Proprio per cambiare la velocità della sonda, per farla avvicinare alla destinazione con molta delicatezza, usiamo un sistema di propulsione un po’ particolare, a “propulsione elettrica”, che ha delle spinte molto, molto basse ma ci permette di variare la velocità dal satellite. Bepicolombo ha in dotazione come dei grossi pannelli solari e questo ci permette grandi possibilità di manovra, ma ha come inconveniente molta flessibilità, quindi dobbiamo continuamente riottimizzare la traiettoria della sonda.

Mentre nel caso del volo di Rosetta la traiettoria era passiva, abbiamo fatto sì alcune manovre, lunghi archi di traiettoria interplanetaria che era però passiva, questa volta la traiettoria è molto attiva ed è un continuo processo di ottimizzazione molto, molto complicato.

Quest’anno faremo il primo passaggio vicino a Mercurio nella seconda metà dell’anno; ne faremo sei, dove ogni volta ci avviciniamo al pianeta e prendiamo da lui come una “fiondata” per cui ci rallenta sempre di più e al sesto passaggio saremo lenti a sufficienza per poterci mettere correttamente nella sua orbita nel Natale del 2025.

D. Elon Mask e la base su Marte, cosa ne pensi?

R. Credo che prima o poi riusciremo a mandare l’uomo su Marte, pensare di farlo nei prossimi 10/ 15 anni mi sembra per certi versi un po’ irrealistico. Premetto che se mi sbaglio sono la persona più felice del mondo, però andare su Marte è completamente diverso rispetto a volare sulla stazione spaziale o andare sulla Luna. Innanzi tutto si tratta di un viaggio di circa due anni, ci vogliono sei mesi per andare, bisogna aspettare un anno la rotazione prima che Marte e la Terra siano riallineati in modo da poter ritornare in altri sei mesi; quindi grosso modo si parla di un viaggio di due anni. Ma il problema principale, a parte l'energia, i razzi, l'astronave, è che noi voliamo in uno spazio aperto. Il sole è come se fosse una centrale nucleare immensa che emette radiazioni. Mentre sulla Terra siamo protetti dalla magnetosfera su Marte non è così e gli astronauti non sarebbero protetti. Sulla Terra per difenderci dalle radiazioni usiamo piombo e cemento armato, che sono pesanti da far volare, quindi abbiamo ancora dei problemi tecnologici da risolvere. Abbiamo tutte le tecniche per atterrare e ripartire, sappiamo come farlo, ma non abbiamo ancora la tecnologia adatta per proteggere gli astronauti in un viaggio così lungo. Andare sulla Luna per un mese, quindici giorni, non è un grosso problema, due anni è tutta un’altra cosa, gli astronauti sarebbero vittime delle radiazioni.

Foto credit ESA/J.Mai

Per la registrazione integrale dell'intervista vai al Podcast 4Chiacchiere

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